Tutto nasce da un lavoro sul pensiero divergente e la creatività in azienda svolto in un corso in cui il docente era Guido Silipo. Nell’analizzare le situazioni raccontate dai e soprattutto delle partecipanti si è osservato che, in una percentuale di casi percepita come significativa, le donne, prima di acquisire ruoli manageriali, avevano capacità creative e di soluzione non standardizzata dei problemi molto più evolute rispetto a quelle dei loro colleghi maschi, ma che il vantaggio di questa qualità specifica, certamente non esclusiva, ma caratterizzante, si affievolisce fino a scomparire ed il rapporto arriva ad invertirsi ai più alti livelli dirigenziali ed imprenditoriali.
La stessa dinamica appare ricontrabile per quanto riguarda i processi di integrazione di gruppo: si direbbe che le donne tendano ad integrare e ad integrarsi attraverso l’empatia, mentre gli uomini preferiscano farlo per omologazione, ma questa seconda modalità è quella più ricorrente fra i ruoli decisionali, indipendentemente dal genere.
Come se le donne, per adeguarsi agli standard “maschili”, autolimitassero determinate capacità da un certo livello in su.
Da quella esperienza è nata una corrispondenza fra le partecipanti, cui via via si sono aggiunte altre voci provenienti da altri corsi, e lo stesso docente, che continua a coordinare il gruppo.
Oggi si sta ragionando, in maniera assolutamente concreta e ponendo attenzione ad evitare di finire in paradigmi di tipo “new age” sulla definizione di quelle caratteristiche femminili da potenziare ed unire a quelle caratterizzanti l’approccio “classico”, proveniente dalla teoria dell’organizzazione scientifica del lavoro, che abbiamo definito “modalità maschile” alle discipline manageriali, per massimizzare i risultati.
Ad esempio si lavora sulle competenze messe in azione per costruire quella socializzazione empatica nei gruppi di lavoro, che permette una maggiore capacità creativa e di risposta ai problemi contingenti rispetto alla integrazione per omologazione, più diffusa ed adatta ad una organizzazione scientifica basata su compito e controllo.
Per ottenere questo ripensiamo la comunicazione attraverso gli strumenti della pragmatica della comunicazione umana studiandone le specificità “femminili” ed il modo per svilupparle, mentre contemporaneamente lavoriamo ad affinare le capacità di espressione, lettura e perfino di elaborazione attraverso il corpo, che vengono invece solitamente limitate, forse perché non ripetibili attraverso procedure standardizzate.
Fino ad oggi il gruppo ha proseguito le proprie discussioni attraverso la mailing list, senza rendere pubblico il dibattito, e all’interno di corsi di formazione utilizzati per sistematizzare e condividere le esperienza, oggi si è deciso di azzerare il tutto e ricominciare attraverso un progetto più ampio e complesso chiamato “Femminile Plurale”.
Femminile Plurale è un sistema di iniziative che ha l’obiettivo di identificare una declinazione al femminile delle discipline manageriali e delle competenze trasversali che ad esse sottendono.
L’evoluzione del sistema di mercato richiede, infatti, che alle tradizionali “maschili” modalità operative discendenti dall’organizzazione scientifica del lavoro, si affianchino altre differenti visioni, fra cui quella che abbiamo identificato come “femminile”, in parte per la sua contrapposizione puntuale alle prassi in essere, in parte perché dal pragmatismo e dalle strategie di soluzione dei problemi messe in atto prevalentemente dalle donne cerchiamo di trarre insegnamento.
Si tratta di valorizzare la capacità di gestire la pluralità degli approcci insieme a quella di favorire l’integrazione per omologazione dei gruppi, la multicreatività affiancata all’iperspecializzazione, la descrizione sul paradigma.
È evidente che per approccio “maschile” o “femminile” non si intende che solo gli appartenenti ad un determinato genere possano mettere in atto determinate strategie, ma le definizioni che applicheremo nelle nostre analisi partiranno dallo studio delle problematiche che le donne manager e le imprenditrici affrontano e dalle strategie che mettono in atto per risolverle.
L’intero progetto vuole essere realizzato attraverso tre elementi: uno spazio di discussione e condivisione on line, un momento di teorizzazione e di definizione collettiva di metodologie e strategie direzionali, week-end di formazione/workshop largamente intesa, dal momento che presenta caratteristiche ed obiettivi non completamente riconducibili a quella che normalmente viene indicata in tal modo.
Intendiamo infatti utilizzare la formazione, che verterà sulle competenze trasversali di comunicazione e organizzazione, nonché sulle discipline manageriali relative alla leadership ed alle tecniche di negoziazione, anche allo scopo di offrire un orizzonte di significato comune alle partecipanti, come momento di apprendimento e di elaborazione collettiva allo scopo di instaurare legami, reti di interessi comuni fra le partecipanti.